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martedì, maggio 12

Il CHILLI bandito!



Tempo fa ho ricevuto in regalo un libricino di ricette indiane
Mi ero subito entusiasmata, ma ovviamente in Italia appena la metà delle spezie e delle verdure nominate è reperibile. 
Poi, sono approdata quaggiù e ho subito trovato ogni kind of spezia e vegetale…yuppi!!!...Purtroppo la mia coinquilina (e al momento cavia delle mie creazioni) ODIA il cibo piccante e la parola CHILLI è quasi bandita in casa nostra!!
 “A mali estremi estremi rimedi” si dice, no?



Ho cosi privato questo curry del suo fondamentale ingrediente e instead of i richiesti green chillies ho optato per dei banali peperoni verdi! 
Alla fine ne è venuta fuori una buona pseudo-zuppa di peperoni dal sapore indiano.
Se potete, provatela voi con la giusta piccantezza e sappiatemi dire!!!


 Per accompagnarla ho preparato anche del pane indiano, che in teoria sarebbe dovuto apparire più sfogliato, ma penso di avere sbagliato qualcosa con le pieghe precottura.
 La ricetta dice “come se si stesse piegando un sari”, se qualcuno sa come si piega un sari magari me lo fa sapere per la prossima volta?!? 
Comunque buono era buono e ovviamente proverò a rifarlo
…tanto quello il chilli non ce l’ha!!



MALABAR MORU CURRY (ricetta originale)

¼ di cocco
2 ½ tazze di yogurt
1 cipolla
¼ cucchiaino di fieno greco
¼ cucchiaino cumino
½ cucchiaino di curcuma
1 pizzico di semi si senape
1 manciata di foglie di curry
(5-6 green chillies) 2 grossi peperoni verdi
olio e sale

Tagliare i peperoni a falde sottili. Sminuzzare la cipolla. Grattugiare il cocco e sminuzzarlo abbondantemente in un mixer. Soffriggere in una padella con 1-2 cucchiai di olio i semi di senape, le foglie di curry, la cipolla e i peperoni (o chillies). Aggiungere il fieno greco, la curcuma e il cumino. Poi il cocco e 1 tazza di acqua. Salare, coprire con un coperchio e lasciare sobbollire finche i peperoni sono cotti e teneri. Rimuovere dal fuoco, far intiepidire e aggiungere lo yogurt sbattuto. Frullare e servire.

MALABAR PARATHAS

1 cucchiaio di olio
2 tazze di farina

Mischiare olio, farina, sale e quanta acqua ne richiede l’impasto in una ciotola. Impastare bene, coprire con un canovaccio umido (o rivestire di pellicola) e lasciar riposare per 1 ora. È importante che la pasta non si secchi durante il procedimento. Formare 10 porzioni di dimensioni di una pallina da tennis. Lavorare ogni porzione su un piano unto e stenderla sottilissima e cospargela con un po’ di olio. Formare delle pieghe partendo da un lato e tenendo fissa

lunedì, aprile 6

Tabboulhe


Diciamo che per voi, che state andando verso calde stagioni, questo piatto di tradizione libanese fà al caso vostro...fresco, colorato ed estivamente profumato!!
Io invece ho deciso di approfittare e sfruttare le propaggini di un' estate che non vuole finire e con giornate di 35 gradi cosa meglio di una cena leggera al profumo di menta e limone?!?



La ricetta è "come lo fa la zia", che ogni tanto bisogna riconoscerle pure qualche merito in cucina (eccezioni che confermano le regole ovviamente!!!), anche se ho variato mettendo cous cous instead of bourghul...ma per il resto sono rimasta fedele!!!
...ah no, ho aggiunto semi di cumino pestati...ci stanno perfetti!!!!



TABBOULHE

3 tazze cous cous
1/2 limone
1/2 cetriolo libanese
3 pomodori sodi
1 manciati di fagiolini
1 cipollotto
abbondante menta e prezzemolo freschi
pepe, sale, olio
1/2 cucchiaino di semi di cumino pestati

Far bollire 3 tazze di acqua con 1 cucchiaio di olio e sale. Aggiungere un po' alla volta il cous cous e togliere dal fuoco. Lasciare riposare 3 minuti. Rimettere sul fuoco e sgranare lentamente con una forchetta a fuoco basso per altri 2-3 minuti. Lasciare raffreddare mescolando di tanto in tanto. Sminuzzare il cipollotto, e taglaire a piccoli cubi i pomodori, il cetriolo, i fagiolini. Unire al tutto il succo di limone e 1 cucchiaio di olio. Aggiungere il cous cous, mescolare e aggiustare di pepe e sale. Aggiungere infine menta e prezzemolo grossolanamente triatati. Aggiungere il cumino.

sabato, gennaio 24

Nippo-cheesecake ai litchi



Ecco un'altra ricetta della famosa "gita in Giappone" (leggasi nippo-cena tra amici). Volevo pubblicarla insieme alle altre, ma poi ho deciso che si meritava un post tutto suo. Per un paio di motivi fondamentalmente. Primo fra tutti è che questa ricetta è la prima che "rubo" dalle pagine di Kja, maestra indiscussa tra i foodies. Secondo è che sono proprio fiera della riuscita considerando i presupposti: montare le uova a neve (cosa che cerco accuratamente di evitare dato che quando c'è questo passaggio alla fine il risultato non è mai ottimale!) e la cottura a bagnomaria in forno (visto che non mi ero mai cimentata prima!).





Per la mia versione di questa cheesecake (per il motivo esatto per cui sia denominata giapponese dovete rivolgervi sempre a lei) ho scelto il litchi (anche se non propriamente originario del Giappone) o come scherzosamente lo chiamo io UOVO DI DRAGO!!Mi piace molto la sua acidula dolcezza (un po' come me in effetti!!) e quel gusto particolare e un po' sconosciuto che da alla cheesecake!



NIPPO-CHEESECAKE ai LITCHI

80 g Philadelphia
70 g ricotta
3 uova
80 g zucchero
40 g farina
50 ml latte
1 cucchiaino limone
10-15 litchi

Amalgamare bene il burro e i due formaggi fino ad ottenere una crema morbida. Aggiungere i tuorli ed il succo di limone. Sbucciare e tagliare i litchi ed aggiungerli al composto (suggerisco di farlo sopra la ciotola del composto cosi il succo cade all'interno, altrimenti cercate di recuperarlo e versarlo dentro!). Aggiungere la farina, gli albumi montati a neve ferma e lo zucchero. Versare il tutto in una tortiera (22 cm)e immergerla in un teglia piena di acqua calda. Infornare a 150°C per 55 minuti circa.

venerdì, gennaio 23

Qualcosa di Giapponese


Nella mia dispensa si nascondeva furtivo da un po' di tempo un pacco di "pasta" secca giapponese che portava il nome di MIYAKOICHI...è di quelle tutte arrotolate e compresse che come le getti nell'acqua si liberano e si gonfiano ricordando quegli asciugamani compattati che nel momento in cui si bagnano esplodono nella loro grandezza naturale (spero abbiate capito di che sto parlando...io li adoravo da piccola!!!).
Ritornando in cucina, dicevo che mi sono ritrovata a creare un adeguato nippo-condimento per la mia CHUKA SOBA (praticamente "pasta saltata alla piastra"):carote, peperoni,un po' di zenzero,l'immancabile soia (che sia in germogli o salsa), un wok (anche se ci sarebbe voluta la piastra) e il gioco è fatto!



Poi, già che in Giappone ero arrivata ho deciso anche di sperimentare i famosi nippo-dolcetti al riso, DAIFUKU MOCHI.




L'aspetto è alquanto "triste", ma non è colpa mia. Esternamente infatti queste palline gommose rispecchiano perfettamente l'originale. Dentro poi li ho un po' occidentalizzati e invece della marmellata di AZUKI, mi sono buttata su una banale marmellata di fragole e sulla cioccolata.



Personalmente non sono i miei dolcetti preferiti, ma c'è che ne è andato pazzo e tra un morso e l'altro sono finiti! A voi il giudizio!




CHUKA SOBA

1 pacco di pasta giapponese secca (ca 140 g)
1 carota
1 peperone verde
1-2 cucchiaio di olio
2 scalogni
1 scatola di germogli di soia
3 cucchiaini di zenzero fresco grattugiato
1/2 tazza di brodo vegetale
2-3 cucchiai di salsa di soia
1 cucchiaio di senape
1 cucchiaio di aceto di riso

Tagliare a listarelle sottili la carota e il peperone. Farli saltare nel wok (o padella) con l'olio e lo zenzero per pochi minuti. In una ciotola mischiare brodo, salsa di soia, senape e aceto e lasciare riposare. Buttare la pasta in acqua bollente e cucinarla secondo le indicazioni (se non trovate le indicazioni, è pronta dopo che si è completamente aperta e ben separata). Scolarla bene. Gettarla nel wok, coprire con la salsa, aggiungere i germogli di soia e mescolare bene per qualche minuto. La salsa si deve assorbire, ma non troppo. Aggiustare di sale e pepe e servire.

DAIFUKU MOCHI

1 e 1/2 tazza di farina di riso (con glutine)
1/4 tazza di zucchero
1 e 1/2 tazza di acqua

Mettere la farina, lo zucchero e l'acqua in un pentolino. Cuocere mescolando finché l'impasto non diventa una balla appiccicosa che si stacca bene dai bordi (ci vorranno circa 7-10 minuti). Aspettare qualche minuto che si raffreddi e formare poi delle palline che potete riempire con marmellata o pezzi di cioccolata. La tradizione le vorrebbe riempite di marmellata di Azuki (fagioli rossi). Se non trovate la farina di riso con glutine, mettette al posto di un cucchiaio di questa un cucchiaio di farina normale. Per renderle meno appiccicose rotolatele appena nella fecola.


sabato, dicembre 13

Santa Lucia


Da piccola ho sempre invidiato amici che mi raccontavano come già il 13 dicembre ricevessero regali da scartare per la festa di Santa Lucia, mentre io dovevo aspettare ancora 12 giorni per poter vedere sotto l'albero i miei doni tanto attesi!!! In teoria, mia mamma mi raccontava che chi riceveva i regali di Santa Lucia non aveva poi "la fortuna" di riceverli dal buon caro vecchio Babbo Natale...in realtà molti dei miei amici, ricevevano regali in entrambe le occasioni!!!

...ma alla fine ammetto che io ho sempre parteggiato per l'omone dalla barba bianca!

La tradizione di Santa Lucia è particolarmente diffusa e sentita in terra svedese. Le case iniziano a profumare di pasticceria già dal giorno precedente quando vengono preparati dolci e biscotti che verranno poi offerti a tutta la famiglia dalla figlia maggiore la mattina del 13 dicembre. La fanciulla infatti, con indosso una lunga veste bianca adornata in vita da un semplice cordino rosso e sul capo una corona di foglie e 7 candele, ha il compito di svegliare il resto della famiglia alle prime luci dell'alba preparando loro la colazione. Anche le sorelle indossano una camicia bianca, ma il cordino è bianco e rappresentano le stelle, i fratelli invece hanno cappelli di paglia e lunghi bastoni decorati con stelline. Durante il giorno sono poi frequenti in numerose città le sfilate, in cui le bimbe, vestite di bianco, vanno di casa in casa intonando la tradizionale canzone di Santa Lucia, Luciasången.


nello sfondo pagina 94-95 di Magie d'Inverno, Luxury Book


Quest'anno finalmente ho avuto il tempo e lo stimolo necessario per provare a preparare i classici dolcetti svedesi, i Lussekatter. Essendo la prima volta che sperimentavo ho voluto seguire pari pari la ricetta che ho trovato nel libro che in questo periodo natalizio è diventato la mia "guida spirituale", Magie di Inverno. Unica variante o particolarità: ho voluto provare ad usare il "lievito liquido" novità da poco in commercio, che si è dimostrato utile e un po' meno laborioso del classico panetto da sciogliere in acqua (e che a volte proprio non ha intenzione di sciogliersi!!!!!). Il tutto si è davvero rivelato più rapido e semplice di quanto pensassi e ho così potuto anche io avere la mia colazione di Santa Lucia!!!



LUSSEKATTER ( dolcetti di Santa Lucia)


per circa 15 dolcetti:

100g burro

250ml latte

1 g zafferano in polvere

100 g zucchero

25 g lievito di birra (o 1 bustina lievito secco o 1 bustina lievito liquido)

1 uovo

550 g farina

uvetta

1 tuorlo

Sciogli il burro in un pentolino, aggiungi il latte e intiepidisci. Aggiungi lo zucchero e lo zafferano. Aggiungi il lievito (se secco o in panetto stempera in un po' di acqua) e mescola bene. Aggiungi poi uovo e farina. (Nella ricetta dicono 500-600, io mi sono trovata bene con 550!!!). Impasta bene e lascia lievitare per 45 minuti. Rimpasta il tutto e lascia lievitare per altri 30-45 min. Nel frattempo scalda il forno a 220°C. Dall'impasto ricava circa 15 parti. Lavora ciascuna affusolandola e dandogli la forma di una "S". Spennella con il tuorlo d'uovo e cospargi di uvette (schiacciandole un po' nell'impasto così evitano di bruciacchiarsi. Cuoci per 10 min. Sforna e raffredda in una griglia. Sono ottimi caldi!!!!!